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A domanda, rispondo

Coliche del neonato

Indizi utili (non diagnostici, ma orientativi):

  • Coliche: episodi soprattutto serali; bambino sano, crescita ok; pianto inconsolabile che poi passa e il bimbo torna “normale”
  • Reflusso problematico: rigurgiti molto frequenti + irritabilità durante/dopo le poppate, inarcamento, rifiuto del pasto, tosse/raucedine; scarso aumento di peso o segni respiratori, da valutare
  • Fame: segnali precoci (cerca il seno/ciuccio, gira la testa, mani alla bocca), si calma mangiando in modo chiaro e stabile
  • Stanchezza/sovrastimolazione: sbadigli, sguardo sfuggente, irritabilità crescente; si calma con buio, silenzio, contenimento, movimento lento.
  • Dolore/malessere: pianto “diverso dal solito”, improvviso, persistente febbre, vomito, diarrea, letargia, non è colica “classica”

Cambiare formula ha senso quando:

  • c’è sospetto clinico di intolleranza/allergia
  • c’è diarrea importante, sangue/muco, scarso accrescimento
  • indicazione del pediatra dopo valutazione

Possibili opzioni (sempre con guida pediatrica):

  • formule “comfort/anti-colica” (proteine parzialmente idrolizzate, lattosio ridotto)
  • formule con componenti fermentati/probiotici
  • formule estensivamente idrolizzate se sospetta allergia

Evita il “giro di latti” ogni pochi giorni: serve tempo per capire se cambia qualcosa.

Tipicamente compaiono tra 2ª e 3ª settimana, aumentano fino a circa 6ª–8ª, poi calano e spesso si risolvono entro 3–4 mesi. Questo timing coincide con:

  • maturazione del sistema nervoso (regolazione del sonno, della risposta agli stimoli, della capacità di calmarsi)
  • maturazione gastrointestinale (motilità, digestione, microbiota)
  • maggiore “vita di relazione” (più stimoli: luci, rumori, visite, routine meno stabile)

Il punto più difficile nella gestione delle coliche neonatali: i genitori.

Le coliche mettono alla prova perché danno un senso di impotenza. Strategie concrete:

  • alternarsi a turni (anche 20–30 minuti per volta)
  • usare protezioni “anti escalation” (rumore bianco, fascia, passeggio) prima del picco
  • se senti rabbia o disperazione: appoggia il bimbo in sicurezza nella culla e fai 2–3 minuti di pausa
  • chiedi aiuto (familiari, ostetrica, consultorio): non è un fallimento, è prevenzione

Se il pianto del bambino innesca pensieri intrusivi o perdita di controllo, è fondamentale chiedere supporto.

Le coliche del neonato sono una sindrome funzionale (cioè senza una malattia identificabile alla base) caratterizzata da episodi di pianto intenso e difficile da consolare in un neonato per il resto sano.

Non significa “mal di pancia certo”, anche se il comportamento può farlo pensare: il bambino può irrigidirsi, fare smorfie, stringere i pugni, portare le gambe al petto e alternare momenti di pianto a brevi pause.

La parte importante: il bambino cresce, mangia e bagna il pannolino in modo adeguato. Se questi aspetti non tornano, bisogna valutare altre cause.

In generale, eliminazioni “preventive” non sono consigliate: stressano la mamma e spesso non cambiano nulla.

Però, se ci sono segnali compatibili con allergia alle proteine del latte vaccino (eczema importante, sangue/muco nelle feci, scarso accrescimento, forte irritabilità), il pediatra può proporre una prova di esclusione mirata e temporanea.

Cibi “accusati” spesso (legumi, cavoli, spezie) di solito non hanno prove solide come causa diretta: ogni coppia mamma-bimbo è diversa.

Cose spesso utili:

  • massaggio lieve in senso orario (quando il bimbo è tranquillo, non nel picco)
  • “bicicletta” con le gambe molto delicata
  • posizione “tigre sull’albero” (pancia sul braccio) per alcuni bimbi

Da evitare:

  • pressione forte sull’addome
  • manipolazioni quando il neonato è rigido e urlante (rischia di aumentare lo stress)
  • “scuotimenti” o movimenti bruschi

La sera è spesso il “momento perfetto” per la crisi perché il neonato ha accumulato stimoli e fatica e ha meno risorse per autoregolarsi.

In molti bambini si osserva una sorta di “ora delle streghe” (cluster di pianto) che può dipendere da:

  • sovrastimolazione (troppe interazioni, rumori, luci)
  • passaggio veglia/sonno difficile
  • aumento di fame/necessità di contatto
  • routine serale ancora instabile nelle prime settimane

Non è raro che il bambino cerchi contatto continuo e si calmi solo in braccio.

I probiotici hanno senso perché alcune coliche sembrano legate a un microbiota “sbilanciato”. 

L’efficacia dipende dal ceppo specifico.

Spesso la risposta migliore si vede nei neonati allattati al seno.

Una prova corretta dura almeno 2–3 settimane (se il pediatra concorda)

Se non c’è beneficio, non ha senso continuare a oltranza.

Durante l’episodio possono essere “normali”:

  • pancia tesa, 
  • petti in su, gambe che si flettono/estendono
  • emissione di gas
  • volto rosso, pugni serrati

Ciò che NON è tipico e merita controllo:

  • febbre, vomito a getto
  • sangue nelle feci
  • difficoltà respiratoria o colorito grigiastro/violaceo
  • scarsa alimentazione o pannolini molto ridotti

Ipotesi più supportate (spesso coesistono):

  • immaturità neurocomportamentale: il bambino fatica a calmarsi e “scarica” con il pianto
  • ipersensibilità agli stimoli (alcuni neonati sono più reattivi)
  • microbiota intestinale ancora in costruzione: in certi casi si associa a più gas/fermentazione
  • motilità intestinale immatura: crampetti, spasmi, transiti irregolari
  • possibile infiammazione lieve intestinale in sottogruppi (es. sensibilità alimentari)

Miti comuni:

  • “È solo aria”: l’aria può peggiorare, ma spesso è conseguenza del pianto (deglutizione di aria).
  • “Se piange così è perché ha fame”: a volte sì, ma nelle coliche il pianto continua anche dopo il pasto.
  • “È colpa del latte”: a volte c’è un ruolo, ma non è la spiegazione standard e cambiare latte a caso può confondere la situazione.

Chiama il pediatra (o valuta urgenza) se compaiono:

  • febbre, letargia, difficoltà a svegliarsi
  • vomito a getto, vomito verde, disidratazione
  • sangue nelle feci o diarrea importante
  • rifiuto persistente della poppata
  • crescita non adeguata o pochi pannolini bagnati
  • pianto continuo “nuovo”, diverso, senza pause

Le coliche sono “brutte” ma il bambino tra un episodio e l’altro di solito appare normale.

Una routine semplice spesso riduce la frequenza/intensità:

  • 30–60 minuti prima della fascia critica: luci basse, meno stimoli, poche voci
  • poppata in ambiente calmo (riduci distrazioni)
  • ruttino e contenimento
  • bagnetto tiepido se al bimbo piace
  • rumore bianco + fascia/culla con dondolio lento

La costanza conta più della perfezione: i neonati “imparano” la sequenza.

Perché imitano condizioni “uterine” e aiutano l’autoregolazione:

  • rumore bianco: copre stimoli improvvisi, crea continuità sonora
  • fascia/contatto: contenimento + calore + battito + respirazione
  • movimento ritmico lento: aiuta il sistema vestibolare a calmarsi

Regola d’oro: ritmo lento e costante, non “ballo frenetico” quando il bimbo è già in escalation.

Il simeticone è molto usato perché “rompe” le bolle di gas. 

Nella pratica:

  • in alcuni bambini sembra aiutare, in altri no
  • non risolve la componente neurocomportamentale (che spesso è centrale)
  • è in genere ben tollerato, ma va usato con criterio

Se lo scopo è “spegnere” una crisi serale intensa, spesso funzionano meglio strategie di calma e contenimento rispetto alle sole gocce.

Ha senso lavorare sulla tecnica perché riduce il “carico” di gas:

  • attacco al seno profondo: bocca ben aperta, labbra estroflesse, mento appoggiato
  • se biberon: tettarella adeguata (né troppo veloce né troppo lenta), biberon inclinato per mantenere la tettarella piena di latte
  • pause per ruttino

Attenzione: ruttino sì, ma senza manovre brusche.

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