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Allergie autunnali

Può contribuire.

Un ambiente eccessivamente umido favorisce soprattutto la formazione di muffe e può creare condizioni favorevoli agli acari.

Particolare attenzione va prestata a camere da letto, bagni, cucine, cantine e pareti soggette a condensa. Macchie scure, odore persistente di muffa o condensa frequente sulle finestre possono indicare un problema di umidità che merita di essere affrontato.

È importante però evitare anche l'estremo opposto: un'aria eccessivamente secca può irritare le mucose respiratorie.

 

I sintomi possono essere molto simili, ma alcuni particolari possono aiutare a distinguerli. 

  • Nell'allergia sono frequenti starnuti ripetuti, naso che cola con secrezione generalmente acquosa, prurito al naso, agli occhi o alla gola e lacrimazione.
  • Il raffreddore virale può invece accompagnarsi più facilmente a malessere generale, gola irritata e secrezioni nasali che nel corso dei giorni possono diventare più dense.

Anche la durata è indicativa:

  • un raffreddore tende normalmente a risolversi nell'arco di alcuni giorni, 
  • mentre i sintomi allergici possono continuare per settimane o ripresentarsi ogni volta che si entra in contatto con l'allergene.

Non sempre è possibile distinguerli con certezza basandosi esclusivamente sui sintomi.

  • Prurito agli occhi e al naso, lacrimazione e starnuti ripetuti sono particolarmente caratteristici delle allergie.
  • Febbre, dolori muscolari e malessere generale fanno invece pensare maggiormente a un'infezione, anche se i quadri clinici possono essere molto variabili.

Se esiste il dubbio di un'infezione respiratoria, soprattutto in presenza di febbre, forte malessere o contatti a rischio, è meglio non attribuire automaticamente i sintomi all'allergia e chiedere consiglio al medico.

 

Il primo passo è capire, quando possibile, quale allergene scatena i sintomi.

Le strategie cambiano infatti se il problema è rappresentato da pollini, acari o muffe.

In generale può essere utile:

  • arieggiare regolarmente gli ambienti senza favorire un'umidità eccessiva;
  • prestare particolare attenzione alla pulizia di camera da letto, materasso, cuscini e tessili;
  • evitare accumuli di polvere;
  • controllare e risolvere eventuali problemi di condensa e muffa;
  • lavare viso e mani dopo una prolungata permanenza all'aperto nei periodi di maggiore esposizione ai pollini;
  • evitare di strofinare continuamente naso e occhi;
  • effettuare lavaggi nasali con soluzione salina quando appropriato;
  • chiedere consiglio al farmacista o al medico prima di utilizzare antistaminici, spray nasali o colliri, soprattutto nei bambini, in gravidanza o in presenza di altre patologie.

Se i sintomi sono intensi, persistono per diverse settimane, interferiscono con sonno e attività quotidiane oppure compaiono affanno, respiro sibilante o difficoltà respiratoria, è opportuno rivolgersi al medico per una valutazione più approfondita.

Sì.

Le allergie non compaiono necessariamente durante l'infanzia. Una sensibilizzazione può manifestarsi anche in età adulta e una persona che non ha mai avuto particolari problemi può iniziare a presentare rinite, starnuti o disturbi oculari.

Se i sintomi compaiono per la prima volta e si protraggono nel tempo o ritornano con una certa regolarità, è consigliabile parlarne con il medico. Una valutazione allergologica può aiutare a individuare l'eventuale allergene responsabile.

 

Per alcune persone sì.

Gli acari vivono soprattutto negli ambienti domestici e trovano condizioni favorevoli in materassi, cuscini, divani, tappeti, peluche e tessuti.

In autunno trascorriamo più tempo in casa e gli ambienti vengono progressivamente ventilati meno. Non è quindi necessariamente l'autunno in sé a "creare" l'allergia, ma può aumentare l'esposizione agli allergeni degli acari.

Un indizio interessante è la presenza di sintomi particolarmente intensi al risveglio o durante la permanenza in camera da letto.

 

Sì.

Nei bambini la rinite allergica può manifestarsi con starnuti frequenti, naso che cola, congestione, prurito nasale e occhi arrossati o lacrimanti.

A volte i segnali sono meno evidenti: il bambino può strofinarsi frequentemente il naso, respirare con la bocca, dormire male o apparire più stanco durante il giorno.

Quando i disturbi sono ricorrenti o persistenti è importante rivolgersi al pediatra, evitando di somministrare autonomamente medicinali destinati agli adulti.

 

, anche se il mal di gola non è necessariamente dovuto a un'infezione.

Il continuo passaggio di secrezioni dal naso verso la gola, il cosiddetto gocciolamento retronasale, può irritare la mucosa e provocare fastidio, necessità di schiarirsi frequentemente la voce o una lieve tosse.

Anche respirare con la bocca a causa del naso chiuso può contribuire a seccare e irritare la gola, soprattutto durante la notte.

Un dolore intenso, febbre o difficoltà marcata nella deglutizione richiedono invece una valutazione differente.

 

Sì.

Una rinite allergica può essere accompagnata da tosse secca o irritativa, spesso legata al gocciolamento retronasale.

Tuttavia, una tosse persistente non deve essere automaticamente attribuita all'allergia. In alcuni soggetti allergici può essere presente anche un coinvolgimento bronchiale o asmatico.

Se alla tosse si associano respiro sibilante, senso di costrizione al torace, affanno o difficoltà respiratoria è importante rivolgersi al medico.

 

Sì.

Una rinite allergica può essere accompagnata da tosse secca o irritativa, spesso legata al gocciolamento retronasale.

Tuttavia, una tosse persistente non deve essere automaticamente attribuita all'allergia. In alcuni soggetti allergici può essere presente anche un coinvolgimento bronchiale o asmatico.

Se alla tosse si associano respiro sibilante, senso di costrizione al torace, affanno o difficoltà respiratoria è importante rivolgersi al medico.

 

Sì. Naso chiuso, starnuti, prurito, tosse e difficoltà a respirare bene dal naso possono rendere più difficile addormentarsi o provocare frequenti risvegli.

La conseguenza può essere una sensazione di stanchezza durante il giorno, difficoltà di concentrazione e minore qualità del riposo.

Se i sintomi notturni sono frequenti è importante non limitarsi a conviverci: identificare l'allergene e controllare adeguatamente la rinite può migliorare anche la qualità del sonno.

 

Non è generalmente la foglia in sé a rappresentare il problema. 

Gli accumuli di foglie bagnate e materiale vegetale in decomposizione possono però creare un ambiente favorevole alla crescita delle muffe, le cui spore possono disperdersi nell'aria.

Chi è sensibile alle muffe può quindi avvertire maggiore fastidio passeggiando in parchi, giardini o boschi particolarmente umidi, soprattutto dopo giornate di pioggia.

Per lo stesso motivo, rastrellare grandi quantità di foglie può risultare fastidioso per alcuni soggetti allergici.

 

Potrebbe dipendere dalla dispersione nell'aria di polvere e allergeni accumulati tra lenzuola, cuscini e materasso. Rifacendo il letto, soprattutto scuotendo energicamente lenzuola e coperte, queste particelle possono essere temporaneamente sollevate e inalate.

Se gli episodi si verificano frequentemente, può essere utile prestare particolare attenzione all'igiene della camera da letto, al lavaggio della biancheria e, quando indicato, all'utilizzo di rivestimenti antiacaro per materasso e cuscini.

Se il problema è persistente, è opportuno parlarne con il medico o l'allergologo per capire se esiste effettivamente una sensibilizzazione agli acari.

 

Quando un allergene entra in contatto con la superficie oculare può innescare una risposta infiammatoria responsabile di prurito, arrossamento, lacrimazione e gonfiore delle palpebre.

La tentazione è spesso quella di strofinarsi gli occhi, ma farlo può aumentare l'irritazione.

Può essere utile evitare di toccarli con le mani, lavare delicatamente il viso dopo essere stati all'aperto e chiedere consiglio al farmacista o al medico sui prodotti più indicati per alleviare i sintomi oculari.

 

Settembre è un mese di transizione. 

Alcuni pollini possono essere ancora presenti nell'aria, ma contemporaneamente cambiano le nostre abitudini: torniamo a trascorrere più tempo in ambienti chiusi, riapriamo armadi, utilizziamo coperte conservate per mesi e riduciamo progressivamente il ricambio d'aria.

A questo si aggiungono umidità e sbalzi di temperatura, che possono favorire la presenza di muffe e rendere più evidenti i disturbi respiratori.

Per questo una persona che in estate stava bene può iniziare improvvisamente a starnutire proprio con l'arrivo di settembre.

Se i sintomi aumentano soprattutto negli ambienti chiusi, il responsabile potrebbe essere un allergene indoor. Tra quelli più comuni troviamo acari della polvere, muffe e allergeni degli animali domestici.

Può essere utile osservare quando compaiono i disturbi: al risveglio? Quando ci si sdraia sul divano? Dopo aver pulito casa? Entrando in una stanza poco utilizzata?

Queste informazioni non permettono da sole di formulare una diagnosi, ma possono essere molto utili da riferire al medico o all'allergologo.

Sono gli stessi utilizzati per diagnosticare le allergie primaverili

  • Prick test cutaneo: di solito è il test di prima scelta. Si applicano sulla pelle piccole quantità degli allergeni sospetti e si valuta la reazione dopo circa 15–20 minuti. In autunno può essere utile testare soprattutto acari della polvere, muffe (es. Alternaria, Cladosporium) e i pollini compatibili con la zona e il periodo, oltre agli allergeni perenni come cane e gatto se pertinenti.
  • IgE specifiche nel sangue: ricercano gli anticorpi IgE diretti contro singoli allergeni. Sono particolarmente utili quando il prick test non può essere eseguito, per esempio per alcune condizioni cutanee o terapie che interferiscono con il test.
  • Diagnostica molecolare (Component Resolved Diagnosis): se prick test e IgE specifiche mostrano diverse positività o risultati difficili da interpretare, permette di individuare le singole componenti allergeniche e distinguere meglio una sensibilizzazione primaria dalle reattività crociate.
  • IgE totali: possono essere richieste come dato complementare, ma da sole non diagnosticano un'allergia. Un valore normale non esclude un'allergia e un valore elevato non identifica la causa.
  • Spirometria con eventuale test di broncodilatazione: è indicata soprattutto se, oltre alla rinite, compaiono tosse persistente, respiro sibilante, affanno o senso di costrizione toracica, per verificare un possibile interessamento asmatico.

Tra i principali responsabili dei disturbi allergici autunnali troviamo pollini, acari della polvere e spore delle muffe.

La situazione cambia anche in base alla zona geografica, alle temperature e alle condizioni meteorologiche. 

  • Alcune piante possono infatti continuare a liberare polline fino all'inizio dell'autunno,
  • mentre le muffe trovano nelle foglie cadute e negli ambienti umidi condizioni favorevoli alla proliferazione.
  • Gli acari, invece, possono diventare più problematici quando torniamo a utilizzare maggiormente materassi, coperte, piumoni, tappeti e ambienti poco ventilati.

 

Sì. 

Anche se siamo abituati ad associare le allergie respiratorie soprattutto alla primavera, settembre, ottobre e parte di novembre possono essere mesi problematici per molte persone.

In autunno possono essere ancora presenti nell'aria pollini di alcune piante, mentre diventano particolarmente importanti gli allergeni presenti negli ambienti chiusi, come acari della polvere e muffe. 

Con l'abbassamento delle temperature, inoltre, trascorriamo più tempo in casa e iniziamo a tenere maggiormente chiuse porte e finestre: questo può aumentare l'esposizione agli allergeni indoor.

 

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